Amicizia: non ti aiuto se sei sgarbato con il mio papà!



L’amicizia con un cane è per sempre, non importa se si avvicina l’ora del pranzo. I nostri compagni pelosi non si lasciano comprare da uno spuntino: se qualcuno si è comportato male con il padrone, snobbano l’offerta di cibo proveniente dalle sue mani.

La prova che i cani sanno compiere valutazioni sociali ed emotive delle persone, anche se il loro comportamento non li ha riguardati direttamente, arriva da uno studio giapponese in via di pubblicazione su Animal Behaviour.
MI DAI UNA MANO? I ricercatori dell’Università di Tokyo hanno organizzato tre siparietti sociali da mostrare a tre gruppi distinti di 18 cani. Tutti coinvolgevano il padrone dell’animale, intento ad aprire una scatola, e due sconosciuti che non avevano alcuna interazione con il quadrupede. Nel primo caso, il padrone ha chiesto aiuto a uno dei due, senza riceverlo. Nel secondo, la richiesta d’aiuto è stata accolta da uno degli sconosciuti.
Anche nella terza messinscena (il cosiddetto “gruppo di controllo”), nessuno dei due sconosciuti ha interagito con il padrone. A questo punto, gli estranei di tutti gli esperimenti hanno offerto del cibo ai cani.
TE LO PUOI ANCHE TENERE. Gli animali hanno tendenzialmente ignorato le offerte di chi aveva rifiutato l’aiuto al loro padrone, scegliendo il cibo proposto dal soggetto “neutrale”. I cani che hanno visto aiutare il loro padrone e quelli del terzo gruppo, in cui nulla era accaduto, hanno invece accettato cibo da tutti indistintamente.
NON COSÌ SCONTATO. I cani – dicono i ricercatori – condividono con gli esseri umani l’abilità di agire al di là del proprio interesse diretto, un tratto mostrato anche dai bambini al di sopra dei tre anni di età, e da alcuni – ma non tutti – i primati.
Per esempio, un simile comportamento è stato osservato in una specie di cebide sudamericano, il cebo dai cornetti (Cebus apella); ma non negli scimpanzé, che pur somigliandoci in molte cose, non mostrano una preferenza a meno che non riguardi direttamente se stessi.

Articolo a cura di ELISABETTA INTINI (Focus)



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