Problema comportamentale: come nasce?



Come nasce un problema comportamentale?

Come si arriva a dei casi estremi?

Perché è necessario esasperare così tanto un comportamento?

Possiamo riassumere il concetto di problema comportamentale definendolo come una risposta frequente ed esagerata rispetto ad uno stimolo. Quando la maggior parte delle volte si ha una reazione non consona alla situazione (come un comportamento che sembra fuori luogo: il mio cane incontra un altro cane e scappa invece di avviare una comunicazione allo scopo di conoscenza) oppure eccessiva (una persona si avvicina per salutarmi e il mio cane si lancia in avanti per allontanarlo come se fosse un drago a tre teste) allora siamo di fronte ad un problema.

Ma come nasce un problema comportamentale?

Nasce come una risposta ad una emozione che il soggetto percepisce e che cerca di riportare in equilibrio con un comportamento.

E in genere ha un tono molto basso che cresce sempre più di intensità e volume se la situazione non cambia.

Prendiamo ad esempio ad un cane adulto che vive in una famiglia che, momentaneamente, ospita un nipotino. Questo bimbo non conosce bene i cani e cerca di interagire con lui a modo suo, inventando tanti modi: lo accarezza, gli da i bacini, lo abbraccia, ecc ecc.
Il cane apprezza tutto, tranne gli abbracci: quelli lo mettono proprio a disagio.
Così, ogni volta che il cane viene abbracciato, mostra un segno di intolleranza: una volta si lecca il muso, un’altra volta gira la testa, un’altra volta ancora si alza e se ne va. Ma il bambino non capisce la sua comunicazione e continua ad abbracciarlo. Allora il cane inizia a sollevare il labbro, poi a mostrare di più i denti, poi ancora a ringhiottare e poi a ringhiare in modo più evidente. Può arrivare a mordere se per lui l’abbraccio è qualcosa di insostenibile, anche se, in linea di massima, tenterà comunque una via più pacifica.

Da lì potrebbe generalizzare: bambino = abbraccio = fastidio = ringhio e quindi bambino = ringhio (preventivo: “metti che adesso mi abbraccia un’altra volta?”).

Ecco servito un comportamento che agli occhi della famiglia può essere classificato come un problema:
– “Perché il cane ringhia al bambino? Eppure non gli ha fatto niente!
Si chiederanno tutti, mentre invece il cane ha detto, stra-detto e ribadito mille volte un concetto molto semplice: non mi piace quando mi abbracci.

C’è qualcuno che probabilmente ha chiesto aiuto e conforto per le proprie difficoltà ma che non ha trovato riscontro ed ha dovuto arrangiarsi da solo. Qualcuno che ha provato in modo pacifico a farsi ascoltare ma che si è trovato costretto ad alzare la voce perché l’interlocutore non capiva.

Mi vengono in mente tutti quei casi di: “il mio cane IMPROVVISAMENTE è impazzito ed ha morso il vicino”. Chissà quante volte avrà chiesto protezione quante volte avrà provato a dire che per lui quella situazione era davvero troppo, senza ricevere ascolto.

Come al solito, la migliore prevenzione ai problemi di questo genere è l’empatia

Mettersi nei panni dell’altro, provare a sentire su sé stessi quali sono le sensazioni che l’altro vive, quali sono i limiti, quali le difficoltà e quali le volontà. Cercare di capire quando stiamo superando il limite con le nostre eccessive richieste e quando invece lo stiamo davvero spronando a migliorare.
Gli animali non nascono con problemi comportamentali. È l’ambiente intorno che, sordo alle loro gentili e delicate richieste, li obbliga a diventare, a volte, molto duri.



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