Condividere la vita con un animale: la qualità migliora o peggiora?



È incredibile come tutto sia soggettivo.

La condivisione della vita con un animale domestico può essere un meraviglioso sogno d’amore e intesa o un incubo terribile in cui sentiamo negata la nostra libertà.

Eppure, indipendentemente dalle meccaniche dell’incontro, questa avventura inizia in modo uguale per tutti noi: ad un certo punto, per un qualsiasi motivo, nella nostra esistenza compare un cane o un gatto. Il modo in cui interpreteremo quest’ingresso determinerà la qualità della nostra vita.

Di fatti, che questo evento sia lieto o meno, non è determinato dalla tranquillità o dallo sconvolgimento delle nostre abitudini che l’animale porta con sé, ma il modo in cui interiorizzeremo i cambiamenti.

Quando qualcuno entra nella nostra vita, possiamo fare due cose: o tentare di applicare schemi che già conosciamo e che per noi stessi si sono dimostrati vincenti o possiamo cogliere l’occasione di questa novità per interrogarci e prendere spunto per osservare il mondo in modo differente.

Nel primo caso, quello in cui cercheremo di applicare schemi già conosciuti ad una situazione nuova, possiamo scoprire che quegli schemi possono andare bene anche per il nostro animale domestico e quindi non essere stimolati verso alcun cambiamento, o possiamo andare incontro ad una crisi in cui ci viene richiesto di osservare con maggiore attenzione.

Nel caso in cui ci viene richiesto di osservare con maggiore attenzione per poi mettere in atto un cambiamento ma noi facciamo resistenza, sono due le possibilità: o vivremo una vita di continui conflitti con i nostri animali, i quali insisteranno nel segnalarci una esigenza (e quindi la nostra qualità di vita crollerà a picco perché nasceranno difficoltà di gestione) oppure l’animale, dopo tanti tentativi di esprimere i suoi bisogni, imparerà a tacere, accontentandosi di quello che è riuscito ad ottenere. In questo caso, è la sua qualità di vita ad essere molto bassa.

Se semplicemente ignoreremo le sue richieste e continueremo a comportarci allo stesso modo, non cambiando abitudini e non mettendoci in gioco, quello che perderemo non è solo la felicità del nostro animale ma anche la possibilità di crescere, di entrare in connessione con punti di vista differenti, di porci domande nuove ed ampliare i nostri orizzonti.

Sono sicura che chiunque si sia messo in discussione grazie ad un comportamento critico del proprio animale, sia diventato una persona migliore, più profonda, più in contatto con il suo cuore, più capace di amare, più felice.

Chi invece non ha fatto nulla per accogliere le sue necessità, quando lo guarda sente in fondo al proprio cuore una morsa, uno strozzamento, un gesto fondamentale ma mancato.

Come racconta Simone Dalla Valle:

<<Vivere con un cane significa scegliere di vivere in maniera diversa da come abbiamo vissuto fino a oggi.
Vivere bene con un cane significa vivere meglio.
Va da sé che vivere male con un cane significa vivere peggio.
E se è vero che “chi ben comincia è a metà dell’opera “, allora il momento della scelta riveste un’importanza fondamentale”>>.

E tu? Quali sono stati i momenti critici, quelli in cui sembrava che proprio non vi capiste, che ti hanno dato la possibilità di metterti in gioco e cambiare abitudini? Cosa ha appreso da quei cambiamenti!? 
Raccontacelo nei commenti!


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