Parlare di emozioni non è facile. Le sperimentiamo tutti i giorni, spesso sono diverse tra loro e ci portano a pensare e agire in un certo modo. Le emozioni ci aiutano a dipingere un quadro i cui colori saranno dettati da cosa proviamo in quel momento. Un tramonto avrà per noi tonalità di grigio se siamo tristi, mentre ci sembrerà colorato se siamo sereni. E ricorderemo quel tramonto con i nostri colori, avendo una visione del tutto privata di quel momento.

Le emozioni condizionano la visione di ciò che abbiamo intorno, dettano i nostri comportamenti e le scelte, ci forniscono ogni giorno una tavolozza di colori con la quale creare il nostro quadro quotidiano.
Sono la guida con la quale esploriamo ciò che ci circonda e ce ne facciamo una idea. Se siamo spaventati, il nostro quadro sarà scuro e minaccioso, se siamo invece felici, sarà luminoso e invitante.

Sappiamo molto sulle emozioni che può provare l’uomo, ma c’è tanta incertezza verso quelle che può provare un animale. Eppure, la vita è costellata di esempi di emozioni animali del tutto simili alle nostre: personalmente, ho visto cavalli saltellare e giocare con un pallone enorme, divertendosi da morire. Ho visto mamme preoccupate per i loro cuccioli, a volte disperate, o completamente rapite dall’amore che provavano per i loro piccoli. Ho visto cooperazioni tra animali, allo scopo di aiutare l’altro. Ho visto occhi tristi o angosciati di animali reclusi, a cui era negata la libertà di vivere. Ho visto rassegnazione, rispetto, gelosia, ansia, gioia, serenità. Ne ho sperimentate così tante che mi risulta difficile elencarle.

E allora, la domanda nasce spontanea: quanto c’è in tutto questo di umanizzazione e quanto invece di reale? Il mio ragionamento, del tutto personale, parte da una base scientifica: l’uomo è un animale sociale,e, in quanto tale, è sottomesso alle regole della natura. E la natura non ci avrebbe mai dotato di un qualcosa di così dispendioso energeticamente come sono le emozioni, se non avessero avuto una importanza biologica fondamentale per la sopravvivenza. L’uomo sa che per sopravvivere deve collaborare ed ha una serie di strumenti incredibilmente sofisticati per farlo. Così come, questi strumenti, li hanno anche gli altri animali sociali, solo che vengono espressi in un linguaggio diverso dal nostro. Gli animali sociali, naturalmente, vanno verso la collaborazione e la cura dell’altro, proprio perchè sono specie in cui “l’unione fa la forza”, e insieme si possono raggiungere obiettivi che difficilmente si raggiungerebbero da soli. Ed è per questo che, almeno dal mio punto di vista, mi sembra logico pensare che un animale provi preoccupazione per un altro, si occupi con amore del benessere dell’altro, che instauri con l’altro un rapporto di amicizia e fiducia e che possa essere tradito nelle sue aspettative. Essere animali sociali vuol dire aver bisogno dell’altro per la proprie stessa sopravvivenza, vuol dire sentirsi parte di un gruppo, provare emozioni profonde verso gli altri membri. Vuol dire cooperare e accettare l’altro.
Esistono tante similitudini tra i comportamenti umani e quelli animali che sembrano motivati dalla stessa spinta emotiva. Vi faccio un esempio: qualche anno fa intrapresi un percorso di studi di Etologia Relazionale con Myriam Jael Riboldi  e durante l’esame mi venne chiesto di fare un esempio di grooming. Era estate, ed io il giorno prima ero andata al mare. C’era una coppia di fidanzati, e la ragazza stava pulendo il viso del ragazzo da una qualche brufoletto. E le portai proprio questo come esempio di grooming: lei si stava prendendo cura del ragazzo, proprio come avrebbe fatto una scimmia nei confronti di un membro del suo gruppo, liberandolo dai parassiti annidati nel pelo. Entrambi, persone e scimmie, si prendono abitualmente cura dell’altro in tanti modi, tra cui anche questo, incredibilmente simile tra le due specie.
Io credo che non ci sia differenza tra le emozioni che provano gli animali sociali, di qualunque specie siano. E neanche differenze per quanto riguarda la profondità di ciò che provano
Se per un attimo focalizzaimo l’attenzione su quanto le emozioni ci stravolgano (in bene e in male), possiamo renderci conto di quanti atti di amore possiamo fare ogni giorno per colorare i quadri di chi ci circonda, umani o animali che siano.
Per cui, quando vedete il vostro cane un po’ giù, non sottovalutate l’importanza di quella emozione. Probabilmente, prova esattamente quello che potreste provare voi. E quindi, come voi, avrà una visione privata di ciò che lo circonda, condizionando i suoi comportamenti e le sue scelte, proprio come accade a noi. Anche per lui, un tramonto può essere colorato o grigio e il modo in cui interpreterà la sua vita sarà condizionato dalle sue emozioni. Immaginate lo stato d’animo di un cane pauroso dinanzi ad un evento nuovo. E ora immaginate lo stesso evento vissuto da un cane gioioso. Secondo voi, reagiranno allo stesso modo i due cani?