Lucky: storia del sacrificio di un cane



Ci sono storie più intense di altre. Ed emozioni difficili per le quali è richiesto un grande sforzo perché cambino.

Come nel caso di Lucky, un meticcio che ha dovuto mettere in scena una forte ostilità per far riconoscere e risolvere quella della famiglia che lo ha preso con sé.

I nostri animali mettono in atto dei comportamenti che riteniamo “problematici” allo scopo di mostrarci qualcosa della nostra vita che è importante modificare per far sì di stare bene e migliorare. Mostrano situazioni, emozioni o tratti caratteriali di cui dovremmo liberarci perché remano contro di noi e contro la nostra serenità e realizzazione.

Lucky era piccolissimo, aveva ancora bisogno del latte e del calore della mamma. Purtroppo però questo non gli è stato concesso ed è stato abbandonato. E’ stato subito trovato da una ragazza che, senza pensarci su, lo ha portato in casa. E’ diventato subito parte della famiglia ma già dopo i primi mesi di vita mostrava possessività preoccupante verso i propri oggetti che inibiva molto le dimostrazioni di affetto verso di lui.

In famiglia vive una ragazzina che, dopo essere stata morsa con conseguenti punti alla mano, era terrorizzata da Lucky, arrivando a non dormire più in casa finché Lucky era presente.

Chiaramente, i proprietari erano esasperati: le aggressioni di Lucky e il disagio della ragazza avevano innescato una crisi profonda. Così si rivolsero a Ria Giampiccolo, una istruttrice cinofila che, dopo quasi un anno di lavoro, commenta così i primi momenti: “Quando sono arrivata a casa di Lucky, la situazione era drammatica. Il padre non voleva più saperne del cane, la ragazzina era disperata e piangeva, chiedendo di portarlo via. I figli pensavano che mai e poi mai il padre avrebbe cambiato il suo modo di approcciarsi al cane, che non avrebbe mai modificato il suo modo di fare: figurati se papà si rivolge dolcemente a Lucky, ripetevano con disappunto. Ciò che mi colpì di più fu la faida che si era creata in famiglia. Quando spiegai che era fondamentale che tutti partecipassero alla riabilitazione di Lucky, nessuno credeva possibile che il cane potesse cambiare. La mamma era preoccupatai figli non credevano nel padre ed erano tra loro divisi tra la voglia di tenere Lucky e il bisogno di liberarsi di un grave problema.”.

Così, Ria pensò di mettere in salvo la famiglia e Lucky portando il cane in una pensione e lavorando con la famiglia in un luogo diverso dalla casa. Lo scopo era quello di far rilassare tutti e lavorare intanto sulle problematiche di Lucky.

Le prime settimane fu molto complesso inserire nella riabilitazione i proprietari.

Non era ben chiaro per loro che il percorso di “rinascita” di chiunque va affrontato con le persone che si amano, anche se a volte sono rapporti conflittuali.

Lentamente tutto è cambiato. Ria è riuscita a far capire quanto fosse importante la loro presenza nella vita di Lucky e quanto tutto dipendesse da come loro si ponevano nei confronti del cane.

Lentamente, accade l’impensabile: “Ad un certo punto tutto cambiò. Il padre si è messo in discussione, esercitandosi nei movimenti e imparando a prevedere Lucky. I figli iniziarono a fare lo stesso, osservando il cambiamento nella loro figura di riferimento. La madre rivedeva la speranza e, cosa ancora più incredibile, la figlia più piccola iniziò ad interagire con Lucky. Sono stati dei momenti bellissimi in cui la faida si è dissolta e tutti hanno iniziato a divertirsi. I figli prendevano in giro il padre, il padre giocava con Lucky e cambiava di giorno in giorno. Quella rabbia si trasformò in cura e attenzione, oltre che in punzecchiamenti mirati a correggersi l’un con l’altro in maniera collaborativa.

Sono passati 10 mesi dall’inizio della riabilitazione di Lucky e tra due settimane tornerà a casa. La figlia minore oggi è la più abile di tutti nella gestione di Lucky. La paura si è completamente dissolta.

Il rispecchiamento emotivo in questa storia è particolarmente evidente: una famiglia, le cui le relazioni sono distinte da una forte irritabilità ed una evidente rabbia, hanno portato Lucky a mostrare la sua aggressività, il suo mettersi contro gli altri membri della famiglia, allo scopo di far vedere loro il problema.

Lucky ha innescato una crisi tramite la quale l’intero nucleo familiare ha dovuto rimboccarsi le maniche e lavorare in team. Il risultato è stato una pacifica unione, un ritorno al sorriso e una grande gioia nel riaccogliere Lucky in famiglia.

Gli animali mettono in mostra le nostre dinamiche interiori per uno scopo alto, ovvero raccontarci ciò che è importante migliorare di noi stessi per vivere meglio.

Tramite il suo sacrificio, Lucky ha aiutato una intera famiglia a ritrovare l’armonia (e a beneficiarne, finalmente!).

PS dopo i primi due mesi di intenso lavoro da parte di Ria, abbiamo inserito l’utilizzo dei fiori di Bach di cui attualmente Lucky fa ancora uso. Mostrando ai proprietari quanto le emozioni influiscano nei comportamenti anche del cane.

 

Articolo a cura di Federica Roano e Ria Giampiccolo.

 



2 risposte a “Lucky: storia del sacrificio di un cane”

  1. soubseb ha detto:

    Si grazie sono interessata

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