“Maledetto cane, che lasci peli ovunque e a volte anche il tuo bruttissimo odore, ricordandomi, pure quando la mia testa e il mio cuore vagano dispersi, che in realtà non sono solo.

Maledetto cane, che non ti accontenti di un po’ di cibo e qualche carezza; vuoi per forza giocare, starmi vicino, vedermi vivo perché tu sei vivo.

Maledetto cane, che se ti porto a spasso tre volte al giorno per farti fare i bisogni, mi trascini ovunque perché, porca miseria, non ti basta liberare vescica e intestino, no! Tu vuoi annusare ovunque, vuoi conoscere i dettagli dei tuoi compari e qualsiasi altra cosa ti incuriosisca, solo per vantarti di essere più interessato di me agli altri, alle cose del mondo, per dirmi che guardo ma non vedo e mi perdo l’essenziale.

Maledetto cane, che ti concentri su qualunque cosa tu stia facendo, ti piace farmi incazzare a tutti i costi dicendomi che sai goderti ogni singolo momento e io invece sono sempre con la testa altrove, al prossimo impegno, al prossimo giorno.

Maledetto cane, che se non ami fare qualcosa, semplicemente non la fai, perché tu hai le idee chiare e la testa sgombra da luoghi comuni, apparenze, doveri…e così mi butti in faccia la tua superiorità perché ho sprecato anni in roba che quasi odio!

Maledetto cane, che quando rientro a casa mi salti addosso per salutarmi manco fossi stato via sei mesi! Credi che non capisca il tuo piano? Anche in quei momenti vuoi dirmi che sei meglio di me, perché quando tornava quella persona che non c’è più, io neanche mi toglievo le cuffie dalle orecchie e la degnavo di uno sguardo.

Maledetto cane, che prima di dormire mi dai una musata se non ti metto la coperta addosso. La vuoi smettere di fare il tipo “so tutto io”? Ho capito che a volte non do la buona notte neanche a chi vive con me, e allora?

Maledetto cane, che quando ti tocca lavorare lo fai ridendo, manco stessi facendo il gioco più bello del mondo! Sei crudele, perché è il tuo modo di far provare invidia alla maggior parte di noi umani…

Maledetto cane, che fingendo di fare solamente il cane, mi obblighi a guardarmi allo specchio, a scrutarmi dentro, a chiedermi chi sono. Cagnaccio che non sei altro, mi obblighi a vedere i miei vizi, i miei difetti, le mie debolezze; mi obblighi a dare loro un nome e a ridefinire l’idea di me, col rischio che possa non piacermi.

Mi obblighi, maledetto cane, a notare che fai questo solo per me, perché qualunque marciume dovesse venire fuori dalle mie introspezioni, i tuoi occhi mi guarderanno esattamente come prima.

Maledetto cane, adesso ho capito.
Tu non fai il superiore, non fai quello sul piedistallo, non ti atteggi a saggio maestro e neanche te la tiri. No, maledetto…tu fai solo il tipo semplice. E semplicemente, in ogni istante, provi a mostrarmi la via della pace e dell’amore.”

Ciro Ferrara.