Ci sono cose che vanno in un certo modo.

Le guardi, ti sembrano normali. Passi anni a guardarle. Sono ovunque, ti circondano ma non suscitano domande.

Poi, lentamente, cambi. E con te cambia l’attenzione che poni verso determinate cose, che iniziano ad avere certi connotati. Si fa strada una idea, una opinione, un senso del giusto o sbagliato.

E’ questo ciò che accade a tutti coloro che sviluppano una coscienza tale da porsi delle domande in merito a qualcosa che è sempre esistito ma che adesso iniziano a vedere.

Penso a Cocò, il cane del mio vicino e a come la sua vita venga osservata diversamente da me e dai suoi proprietari.

Cocò è stato acquistato da una prima famiglia che, dopo averlo tenuto un anno, decide che non fa per loro. Così il mio vicino, per pochi euro, lo compra. Cocò scende a fare la pipì e mangia. E poi aspetta. Aspetta che tornino i proprietari a pranzo. Aspetta che tornino dalla palestra. Aspetta che scendano di nuovo per una breve passeggiata la sera. Aspetta di mettersi con loro sul divano. Aspetta. Ma la sua famiglia, quella di Cocò, si accorge di quanto lui aspetti?

Cocò conosce solo un modo per relazionarsi all’uomo: le coccole. E per riceverle, abbaia. Ha provato a mettere in atto altre strategie, ma è stato sempre ignorato o sgridato. E così, le uniche cose che oggi sa fare, gli unici canali di contatto che conosce sono le coccole o l’abbaio.

Cocò non sa giocare. Non conosce la pallina. Non conosce la corda. Non sa cosa significhi passeggiare in libertà dal guinzaglio.

Mangia cibo scadente. Dorme a terra.

Quando prova a fare qualcosa di un po’ più audace come prendere un foglio di carta dalla spazzatura per cercare di movimentare la giornata, viene sgridato. 

Nel tempo, Cocò ha capito di essere quasi invisibile e così, lo sta lentamente diventando. Ha imparato a stare da solo, a bastare a sé stesso. Ha imparato a non essere felice, ad arrendersi alla noncuranza, a tenere un profilo basso.

maltrattamento

Ma loro, i proprietari di Cocò, si accorgono di tutto questo? O meglio, loro si accorgono dell’esistenza di Cocò? Sanno chi è? Si sono mai chiesti se abbia dei desideri?

La noncuranza è una forma di maltrattamento sottile e crudele in cui l’espressione di ciò che siamo viene ignorata ogni qual volta cerca di fuoriuscire. E questo, con il tempo, porta alla resa. Si smette semplicemente di chiedere perché non si è ascoltati. E allora, in quel momento, Cocò smette di essere Cocò. Diventa “il cane”.

Omologato. Spersonalizzato. Non identificato. 

Quanti Cocò ci sono nella nostre famiglie? A quanti Cocò neghiamo il diritto di essere?

Un po’ come succede in canile, quando si è tutti ugualmente inascoltati. I cani non sono più individui ma un gruppo omogeneo di quadrupedi abbaianti. Anche lì, i cani sono spersonalizzati. E con il tempo si spersonalizzano loro stessi, a furia di essere inascoltati.

E quando non possono più esprimersi, non possono più manifestare ciò che sono, è li che la vita finisce.