Colmare i vuoti dell’anima. La storia di un gioiello di nome Alice



Quante volte ci è capitato di riempirci di dolci dopo una delusione d’amore?

Quante volte invece, per noia o per tensione, mangiamo fino a sentirci scoppiare?

Mangiare tanto, in modo incontrollato e in concomitanza di tempeste emotive nasconde in realtà una grande sofferenza e addirittura, alcune volte, una profonda disperazione.

Mangiamo perché cerchiamo di riempire un vuoto di amore, di alleviare una sofferenza o di auto-consolarci. Ma è uno stratagemma effimero, perché il beneficio è momentaneo e le conseguenze, invece, più durature.

Questa via di fuga dal dolore emotivo può essere reiterato più e più volte, facendoci scivolare in uno stato patologico. Altre volte invece, sono fasi transitorie, di compensazione, tramite le quali traiamo le forze per rinascere.

Lo stesso stratagemma può essere messo in atto dai nostri animali. Come è stato per Alice.

ossessione per il cibo 2

Alice è stata adottata circa 6 mesi fa da Maela, una donna dalla dolcezza unica. Io e Maela ci conoscevamo già perché avevamo supportato con i fiori di Bach Cora, la Golden Retriever più felice, spensierata e spontanea che abbia mai conosciuto.

Alice è nata randagia e lo è stato per qualche tempo, non si sa quanto. Poi è stata adottata da un cacciatore. Si sa poco di quel periodo, ma i 4 anni precedenti all’adozione di Maela, Alice è stata in canile, purtroppo uno di quelli lager in cui il cibo era un evento settimanale.

Quando Maela l’ha accolta, Alice era un po’ contraddittoria.

Sembrava serena, aveva legato subito con Maela, il marito e Cora. Era estroversa e allegra, ma se la si guardava bene negli occhi, si riconoscevano anni e anni di sopportazione e di attesa.

Sembrava affamata d’amore e sarebbe stata ore e ore, ferma, accanto a Maela e al marito, a ricevere coccole. La sensazione che ricevevo da lei è che, che per la prima volta, si sentiva vista per quello che era: un’anima delicata e gentile nel corpo di un cane, bisognosa di essere riconosciuta e valorizzata per l’unicità e la preziosità che è custodita in lei.

Anche Maela sapeva che Alice aveva bisogno di questo e infatti, quando parla di lei, le definisce come “un gioiello”.

E in questa armonia così profonda, Alice guarda la sua mamma e il suo papà adottivi con uno sguardo pieno di amore e adorazione.

C’era un particolare però che preoccupava molto Maela ed era il motivo per cui ha pesato che i fiori di Bach potessero supportarla: Alice, in passeggiata, era ossessionata dal cibo. Quando uscivano, Alice non fa altro che cercare cibo e come un fulmine ingoiava tutto ciò che trova a terra, di feci di altri cani o di gatti comprese.

All’inizio, quando non si sapeva ancora bene fino a dove potesse spingersi nella sua compulsione per la masticazione, l’hanno dovuta fermare perché si raffreddava così tanto da rischiare l’ipotermia.

Dato che il veterinario l’aveva dichiarata sana, abbiamo pensato che l’ossessione di Alice per il cibo fosse simbolica.

C’era un vuoto nel suo cuore che andava riempito, un vuoto di amore, di riconoscimento, di cura e di appartenenza. Tutti aspetti che la vita, sino a ora, le aveva negato.

E quella ricerca spasmodica di cibo trovava riflesso nella ricerca spasmodica di coccole. Il suo, era un bisogno di ricevere.

Abbiamo quindi deciso di utilizzare un rimedio che serve a portare in luce l’angoscia, il tormento interiore e l’ansia, per poter finalmente guardare in faccia il dolore, ri-conoscerlo e infine sconfiggerlo, perché ormai non più misterioso.

Dopo i primi 21 giorni di fiori, Alice ha iniziato a mostrare i suoi veri sentimenti. Sembrava arrabbiata, abbaiava tantissimo. In principio sembrava abbaiare senza alcun motivo, semplicemente tirava fuori la sua voce, poi ha iniziato a sviluppare una sorta di territorialità, iniziando ad abbaiare a qualsiasi cosa passasse nel raggio di 20 mt dal cancello di casa.

La coprofagia andava diminuendo: su 10 feci scovate, 3 venivano ingerite e 7 no. Anche la ricerca del cibo stava migliorando: al mattino, quasi non prendeva più niente da terra mentre alla sera ancora partiva alla ricerca. Anche il ghiaccio sembrava essere meno appetitoso: era passata dall’ingerirlo al giocarci.

La magia più grande però, consisteva nel suo sembrare ringiovanirsi di giorno in giorno.

Stava imparando tutte quelle cose che Cora conosceva bene, come il rotolarsi nella terra, giocare con la neve e divertirsi un po’ con qualche oggetto. D’altronde, Cora era una grande maestra di leggerezza e buffoneria e Alice da lei traeva spunto per mostrare i primi, timidi, inni di gioia alla vita.

Decidiamo quindi di proseguire con lo stesso mix di fiori di Bach. Questa volta, Alice sorprende tutti ed ogni giorno sembra un cane diverso.

Abbaia molto di meno e al cancello sembra più per noia che per altro. Ci sono alcuni giorni in cui ricerca un grande contatto, altri in cui invece vuole stare da sola. Giorni in cui vuole giocare moltissimo e giorni in cui è molto seria.

Un giorno poi, ha rubato un calzino. Una altro, ha ignorato deliberatamente il richiamo, un altro ancora è salita sul divano. Altri giorni invece è il cane più tranquillo del mondo. Mentre mi racconta queste storie, Maela ride di gusto. Ci trovavamo di fronte ad una adolescente ribelle.

Alice stava sperimentando la leggerezza dell’essere, la possibilità di esprimere ciò che sente e di assumere la forma che più preferisce, quella nella quale si sente più libera e serena.

Non avendo avuto la possibilità sino ad ora di esprimere sé stessa, si esplorava e testava le reazioni dell’ambiente intorno a lei.

Perfettamente in sintonia con il funzionamento dei fiori di Bach, Alice stava deponendo le armi, si stava spogliando della maschera di finta gioia, entrando in contatto con il suo vero Sé.

Stava iniziando a “sfogliare la cipolla” emotiva, liberandosi, strato dopo strato, dei vecchi condizionamenti, delle vecchie ferite e delle vecchie credenze.

Si sta liberando di tutti i no, di tutti i silenzi, di tutte le volte che è stata invisibile. e si sta preparando a mostrare al mondo il suo gioiello più prezioso: la sua stessa essenza, pura, gioiosa e luminosa.

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2 risposte a “Colmare i vuoti dell’anima. La storia di un gioiello di nome Alice”

  1. Luisella ha detto:

    Bello il racconto dello svelarsi di questa bella anima grazie al sostegno rivelatorio dei fiori di Bach. Lunga vita felice e leggera a questa bella cagnolina

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