Il vero significato di un problema comportamentale



Ho dedicato uno degli scorsi articoli alla domanda: “Come nasce un problema comportamentale?”, spiegando perché a volte si arriva a dei comportamenti estremi da parte dei nostri animali domestici.

C’è però un’altra domanda importante da porsi: cos’è un problema comportamentale? Che scopo ha? Perché l’animale sente di doversi comportare in un certo modo?

Mi sono spesso interrogata su questa questione, cercando di capire quando un comportamento diventa problematico e soprattutto per chi diventa realmente un disagio.

Mi sono risposta che un problema comportamentale è una comunicazione. È un modo che ha il nostro animale di segnalarci qualcosa che non va. Quando distrugge casa, tira al guinzaglio, abbaia alle persone o si comporta in modo anomalo, sta comunicando. Non esiste dispetto, non esiste fissazione, non esiste stupidità. Esiste un messaggio che ha bisogno di essere accolto per alleviare una tensione interiore.

Ma quale è questo messaggio? È riferito a lui stesso o c’è qualcosa in più? Esistono più risposte, tutte vere e dipendono dalla profondità con la quale vogliamo risponderci.

Ad un primo sguardo, un problema comportamentale è l’espressione di un disagio interiore e la forza con cui viene espresso aumenta all’aumentare dell’intensità del disagio stesso. È una comunicazione rispetto ad un sentire interiore negativo la cui risoluzione può avvenire grazie ad una azione esterna.

Quindi, se il mio cane ha paura degli altri cani può abbaiare e ringhiare per chiedere spazio. Tanto più si sentirà in pericolo, tanto più l’intensità della reazione aumenterà affinché l’altro cane si allontani.

O se un gatto di gattile passa il tempo cercando di acchiapparsi la coda sta comunicando una angoscia che richiede l’intervento di terzi (altri gatti, operatori di gattile, cambio ambientale, ecc) per trovare una risoluzione.

In questo diverso livello di consapevolezza, cambia il significato dell’espressione di un problema comportamentale, il quale passa dal segnalare un disagio dell’animale al donare un messaggio per il sistema che lo accoglie.

Ieri ho parlato con una amica che mi ha raccontato di essere in un momento in cui è chiamata gestire e controllare diversi aspetti della sua vita e della vita di altre persone a lei care, portando su di sé un grande peso. In suo cane mostra aggressività nel momento in cui le persone si avvicinano eccessivamente a lei. La richiesta di spazio del cane è simbolica. Da voce al bisogno di spazio della proprietaria, la quale anela a una maggiore pace e ad un momento di silenzio in cui può ricomporre e analizzare il suo vissuto emozionale in modo da lasciare andare ciò che la schiaccia.

In questo caso e in tutti i casi di problematiche comportamentali, l’animale diventa una guida, un amico che racconta a modo suo i nostri bisogni.

E’ un dono, una voce che arriva dal profondo per ricordarci l’importanza di ascoltare noi stessi. Gli animali diventano portavoce della nostra anima, che si avvale di un aiuto esterno per mostrarci una dinamica interiore.

Questo meccanismo fa parte di un sistema più grande di noi e della relazione con i nostri animali, è una forza universale che prescinde dalla nostra volontà. Non c’è colpa. Ma una grande possibilità di guardare oltre le apparenze, di entrare in contatto con la nostra anima e con la grande forza guaritrice dei nostri animali.

 

PS un grazie speciale alla dottoressa Defliana Marolda, Medico Veterinario Omeopata e donna dalla grande intelligenza, capacità di osservazione e spiritualità e al dottor Stefano Cattinelli, anch’egli Medico Veterinario esperto in Omeopatia e maestro, con i quali ho avuto la fortuna di confrontarmi su questa tematica.



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