Rispecchiamento emotivo uomo/animale: arrivano i primi studi scientifici.



Io baso tutte le mie decisioni sull’intuizione. Io tiro un dardo nell’oscurità. Quella è intuizione.

Poi devo mandare un esercito nell’oscurità per cercare il dardo. Quello è intelletto. 

– Ingmar Bergman

 

Qualsiasi proprietario di cane o gatto sa perfettamente che gli animali da compagnia assomigliano ai loro compagni umani.

Non c’è una legge matematica che lo certifichi, eppure, istintivamente, sappiamo che i nostri animali ci somigliano moltissimo e raccontano aspetti di noi tramite i loro comportamenti.

Poco tempo fa ho sentito una signora in consulenza e, quando abbiamo scelto i fiori di Bach per la sua cagnolina, lei mi ha detto: “Ma questa è la mia descrizione! Sicura che i rimedi sono per lei e non per me?”.

Non si fugge dai nostri animali, loro ci conoscono intimamente e sfacciatamente mettono a nudo ciò che siamo. Anche se non siamo noi a chiederglielo. Lo fanno e basta.

Ad avvalorare questa evidente tesi arriva uno studio scientifico della “The Simon Foundation”, fondazione no profit collegata all’Università della Pensilvania. Nello studio viene riportato che:  “I problemi comportamentali sono una fonte importante di scarso benessere e mortalità prematura per i cani da compagnia. 
Studi precedenti avevano dimostrato associazioni tra personalità dei proprietari e lo stato psicologico e la prevalenza e/o la gravità dei problemi comportamentali dei loro cani. 
Altri studi hanno rilevato connessioni fra la tendenza dei cani a mostrare problemi comportamentali e l’uso da parte dei loro proprietari di metodi di allenamento avversi o conflittuali.”

Ovviamente. La prima evidenza riguarda la relazione tra lo stato emotivo di un animale e quello del suo proprietario: avete notato che lo stato ansioso nei cani randagi è praticamente inesistente mentre è estremamente frequente negli animali domestici? Infondo, l’ansia è una emozione molto diffusa in questo periodo storico.

La seconda osservazione riguarda i metodi di addestramento coercitivi. Anche qui, non è difficile intuire come mai un cane addestrato con metodi non rispettosi sia più aggressivo. Il linguaggio dei cani (quelli non influenzati eccessivamente dall’uomo), raramente coinvolge esternazioni violente nei confronti dei propri simili. Anche nelle aspre battaglie, ciò che a noi sembra violento come un ringhio molto basso o una sfuriata, è spesso un comportamento ritualizzato, ovvero dimostrativo.

Una specie di: “Se non la smetti prendo la ciabatta” di cui le nostre mamme si sono avvalse in passato. Difficilmente i cani si fanno del male sul serio. Molto spesso comunicano. Noi invece, quando utilizziamo metodi in cui è prevista la sofferenza o la punizione, diventiamo ai loro occhi incomprensibili. E la cosa più grave è che non siamo neanche coerenti. Una volta un comportamento ci fa arrabbiare e lo puniamo, un’altra volta siamo troppo impegnati a fare altro e lasciamo correre. Per il cane, la mancanza di coerenza diventa un campo minato in cui non sa cosa fare e quando. Di conseguenza aumenta l’ansia, la paura, l’insicurezza. E con esse, in base al carattere, insorge o meno l’aggressività.

Avete mai stretto amicizia con una persona imprevedibile e sgarbata? Ecco, questo è ciò che vivono alcuni cani.

Lo studio ha avvalorato che:

E in ultimo: “I risultati del presente studio hanno confermato un collegamento positivo fra l’uso di addestramento avversivo o coercitivo e la prevalenza e gravità di problemi comportamentali dei loro cani. Lo studio ha anche identificato una forte associazione fra depressione del proprietario maschio e la tendenza ad usare metodi di addestramento avversivi e punitivi.”.

Abbiamo ancora qualche dubbio sulla nostra totale responsabilità della felicità degli animali domestici?

 

Fonte: http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0192846



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