Roy e la crisi di identità



Ci sono domande a cui è molto difficile rispondere. Domande intense, importanti, esistenziali. Domande che, se non trovano risposta, creano molto disagio e dolore.

Domande come: io chi sono? Quale è il mio compito nella vita?

A volte ci sembra di saperlo: io ad esempio so di essere Federica e so che il mio compito è quello di portare luce nella mia anima tramite il supporto alle anime altrui. Ma sarebbe ancora tutto così chiaro se io perdessi i miei punti di riferimento più importanti? Riuscirei ad andare avanti con amore e ascolto se perdessi mia madre o mio padre, il mio ragazzo o mio fratello?

Quante persone abbiamo visto andare in pezzi e smarrirsi per una perdita? Quante persone conosciamo che hanno perso l’orientamento a causa di un profondo trauma?

La scienza ha etichettato come antropomorfizzazione il riconoscere negli animali (o nelle piante) un sentire umano, delle emozioni che pensiamo alberghino solo in noi. E tutti coloro che invece hanno ri-conosciuto un sentire umano negli occhi di un animale non umano sono stati etichettati come dei romantici. Eppure, ogni proprietario di un animale domestico sa che può provare depressione, ansia, felicità, amore, ecc.

Per rispondere a questa domanda vi racconto di Roy, un labrador di 8 anni che, improvvisamente, ha iniziato a comportarsi in modo molto insolito.

Roy è sempre stato un cane sensibile e dolce, con un passato non facile ma dalle grandi risorse. Quando Roberta lo ha adottato era molto confuso, non sapeva se poteva fidarsi della nuova famiglia e tendeva a mordere e a proteggersi. Un educatore ha dato alla famiglia una grande mano, lavorando sulla fiducia.

Ad un certo punto, in età adolescenziale, Roy si innamora di una cagnolina. Era estate, così lei partì per le vacanze con la sua famiglia e Roy ne soffrì molto. Smise di mangiare e Roberta si preoccupò molto. Capì che Roy soffriva d’amore e così decise di adottare Emma, una cucciola di labrador.

Emma, ha raccontato Roberta, era “il cane di Roy”. 

Emma era già bravissima e nel tempo è diventata competente e solida. Roy si appoggiò molto presto a lei, che divenne la sua guida. Nel tempo la famiglia si è allargata e dei nuovi cuccioli sono entrati in casa. Roy e Emma erano ormai una squadra.

Purtroppo però, a fine giugno Emma se ne è andata, lasciando Roy in balia di sé stesso. E in quel momento è sopraggiunta la grande crisi.

Non ascoltava più, sembrava indifferente alle richieste di Roberta. Era talmente tormentato da riuscire a stare sereno solo per un’ora, poi iniziava ad abbaiare, richiedendo qualcosa che Roberta non riusciva a capire. Una richiesta davvero indecifrabile, immateriale, eterea. L’abbaio durava per ore, ininterrotto e impossibile da fermare. Se restava solo poi, abbaiava incessantemente.

Roy sembrava sfinito, stanco del suo stesso tormento, alla ricerca di un conforto che nessuno sembrava riuscire a dargli. Perché l’unico che poteva aiutarlo era sé stesso.

La sua grande crisi era esistenziale: da quando Emma lo aveva lasciato non aveva più un sostegno, una guida ed una amica. Roy aveva perso la bussola e tutto ciò che faceva era una esternazione di questo smarrimento così profondo e importante.

Per fortuna Roberta ha capito l’importanza di quello che stava accadendo in Roy e siamo intervenute con i fiori di Bach, utilizzando proprio quelli riferiti ad uno smarrimento dell’anima e alla nostalgia.

Nel giro di pochissimo tempo, Roy ha smesso di comportarsi in modo così insolito. Ha ritrovato sé stesso, si è rasserenato, ha imparato a sostenersi con le sue forze.

E chissà, forse ha lasciato andare via il dolore per fare spazio al ricordo dei bei momenti e all’amore che lo legava ad Emma.

E forse, ha risposto al grande dilemma, umano e animale: chi sono io?

 



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