LA SEPARAZIONE VISTA DAGLI OCCHI DI UNA MADRE



“Sono incinta. Da questo momento fino a quando i miei piccoli non saranno indipendenti, la mia vita non riguarda più solo me stessa: dovrò portare avanti la gravidanza e curare i miei piccoli, li dovrò nutrire, rassicurare, insegnare a codificare il mondo e renderli liberi di proseguire per la loro strada. Ora devo stare tranquilla, riposare, mangiare bene e avere un luogo sicuro in cui portare avanti la gestazione. Dovrò essere il più serena possibile perché già da poche settimane dal concepimento, i miei piccoli inizieranno a conoscere il mondo esterno tramite le mie sensazioni e ciò che mi accade. E più sarò serena, più loro sapranno che il mondo esterno è un luogo sicuro.

Sto partorendo, è qui che si concentra tutto il significato biologico della vita: i miei migliori geni, combinati con quelli di un maschio, stanno dando vita ad degli esserini che a loro volta, porteranno il nostro patrimonio genetico in giro per il mondo. Sono molto piccoli e fragili, hanno bisogno di me in tutto e per tutto. La natura mi ha dotato di una serie di sistemi che mi legano immediatamente ai miei piccoli, i miei sentimenti sono del tutto concentrati in loro. E così, loro si nutrono tramite me, sono io che premetto loro di crescere fisicamente, ed hanno bisogno di me per conoscere il mondo intorno a noi. All’inizio non ci vedono e non ci sentono e per espellere i loro bisogni hanno bisogno di me. Qualsiasi input e qualsiasi output sono gestiti da me. Certo, è una gran fatica tenerli tutti a bada, ma provo un così profondo attaccamento che mi è impossibile allontanarmi. Io DEVO prendermi cura miei piccoli, non posso farne a meno, fino a quando non saranno in grado di fare tutto da soli.

Ora stanno iniziando ad esplorare, iniziano a conoscere odori, colori, sapori, sensazioni nuove e se io sarò brava, cresceranno forti e senza paure eccessive. Sono stanchissima, ma tengo così tanto a loro che non posso separarmene, e spesso mi accerto che ci siano tutti e che stiano bene. Sono dei gran curiosoni!

Ecco qua, finalmente mangiando cose solide! Non li allatto più, ma sono delle pesti! La loro vivacità e curiosità li porta dove a volte non dovrebbero stare, ignari del pericolo che li circonda! E così devo sempre riacchiapparli ed portarli in un luogo sicuro. Per non parlare dell’educazione, poi! Dio, questi piccoli sono terribili! Morsetti ovunque, poi piangono e devo intervenire: “non si morde forte, hai capito? Si fa male il fratellino così!”. E il mangiare… ogni volta che mangio loro arrivano e vorrebbero fare fuori tutto, ma tocca insegnargli che esistono dei limiti che bisogna rispettare. È un lavoro difficile ma che avviene naturalmente grazie alla guida dell’amore materno.

Finalmente sono grandi: hanno circa sei mesi e sono pronti per entrare ufficialmente nel mondo dei cuccioloni. Indipendenti, con un carattere di base formato, ormai non hanno più bisogno di me e delle mie continue cure. Posso sentirmi soddisfatta, ho fatto proprio un bel lavoro!”

Questo racconto, estremamente umanizzato, è solo un espediente per raccontare da un ipotetico punto di vista materno l’esperienza del diventare mamma e le relative implicazioni dal punto di vista di responsabilità e gestione della cucciolata. Tutto l’amore e l’attenzione descritti sono umanizzati per renderli chiari, ma sono sicura che, in chiave canina, raccontino ciò che prova una neo-mamma a quattro zampe.

Ma cosa succede emotivamente alla madre se interrompiamo precocemente il processo di svezzamento e di allontanamento dei cuccioloni?

Vi racconto una storia. Qualche anno fa stavo mi trovavo in un canile di Napoli per fare formazione a dei volontari, allo scopo di migliorare l’indice di adottabilità di alcuni cani. Una mattina arrivò una femmina di pastore tedesco, aveva evidentemente partorito da pochissimo tempo. Aveva concepito i cuccioli, era stata abbandonata (da sola), accalappiata, portata in canile e reclusa in un gabbia. Il risultato era che piangeva come una matta e girava su sé stessa, mordendosi la coda. L’abbiamo trattata con diversi Fiori di Bach, tra cui anche Red Chestnut, ed immediatamente si è calmata, ma ciò non migliorava di certo la sua situazione reale: aveva subito uno shock fortissimo, la separazione dai suoi cuccioli era stata crudele. Un disperazione tale ti obbliga a farti qualche domanda. Red Chestnut si utilizza in quei casi in cui la mamma è preoccupata per la sorte dei propri cuccioli e dovrebbe essere utilizzato intensamente negli allevamenti, proprio per permettere alle mamme di non soffrire troppo del frequente distacco dai propri cuccioli.

Conosciamo molto bene gli effetti di una precoce separazione del cucciolo dalla mamma: il cucciolo crescerà senza una guida adatta a presentargli il mondo, e probabilmente questo significherà problemi futuri.  Ma cosa succede alla mamma? Quando non troverà più uno dei suoi cuccioli, lo cercherà disperatamente e sarà probabilmente preoccupata per la sua sorte. La sua spinta biologica la porterà a rinunciare solo dopo molte ricerche, aumentando la sua preoccupazione. D’altronde, la natura ci spiega che se non troviamo un cucciolo è probabilmente in pericolo di vita, se non già morto, e credo che questa preoccupazione sia talmente atavica da non essere stata ancora intaccata dall’addomesticazione.

La separazione dei cuccioli dalla mamma è una atto dalle mille implicazioni e se è proprio necessario farlo, supportare tutti con i diversi rimedi di Bach rende meno traumatico e doloroso il processo.



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