Più conosco le persone più amo gli animali. Sintomo di una crisi di coscienza umana



Cosa si nasconde dietro parole così stridenti? Cosa spinge una persona ad avere sfiducia nella sua specie e ad idealizzare le altre? Cosa porta ad una crisi così profonda?

È forse l’idea che “gli animali ti amano a prescindere, anche se tu li tratti male“? La relazione con le persone richiede coerenza, correttezza, rispetto, attenzione. Altrimenti l’altro va via. L’animale invece difficilmente va via. Si instaura un legame di dipendenza affettiva da parte sua che rende complesso l’allontanamento spontaneo.

L’animale ci tiene al riparo dalle conseguenze delle nostre azioni. Anche se non lo rispettiamo ci amerà comunque. In questo tipo di relazioni (presenti anche tra persone), c’è una totale reciprocità di sentimenti: l’animale da 100, l’uomo molto meno.

Con un animale si vince facile: il loro amore è tutto per noi. Anche se neghiamo loro la soddisfazione dei bisogni primari, della libertà di scelta, della autogestione della sua vita. Diventano spugne emotive e riflettono e amplificano i nostri stati d’animo, perdendo così la loro identità. Ciò non avviene tra le persone che invece, se viene loro negata la libertà, scappano (almeno nei rapporti sani).

Un animale non ci giudica per le nostre azioni. Le persone ci valutano per ciò che facciamo.

O forse non ci piace quello che siamo diventati: razzisti, omofobi, rigidi, etichettatori, incapaci di accogliere l’altro, sempre pronti al giudizio, pronti a trasformare le difficoltà altrui in atti dal retrogusto di moralità, chiusi come siamo nelle nostre attente individuazioni di ciò che è giusto o sbagliato.
Preferiamo riassumere le nostre mancanze nel: “più conosco le persone più amo i cani”. Ci allontaniamo così dall’inevitabile crisi che scaturisce nell’accorgerci di quanto poco amiamo. Allontaniamo ogni implicazione dell’essere noi stessi esemplari di quella specie che così poco ci piace. Dimentichiamo che ciò che più ci infastidisce nell’altro, è quell’aspetto di noi stessi che meno ci piace. Risuona così violentemente in noi dal risultarci insopportabile.

Infine, dimentichiamo che l’uomo è in grado di fare grandi cose: curare e salvare la vita di chi si ammala, amare la madre terra e tutelarla, lottare per i diritti altrui fino a dimenticarsi dei propri. O raccogliere un cucciolo ferito e portarlo nella sua vita, non calpestare i fiori di una aiuola, pregare per il bene altrui, distribuire amore al prossimo, raccogliere una cartaccia da terra, aprire la porta ad uno sconosciuto.

In ultima analisi più che migliori o peggiori, siamo semplicemente diversi. E se vediamo del marcio nella nostra specie al punto di rinnegarla e odiarla, forse dovremmo chiederci quale parte di noi stiamo odiando e rinnegando.



2 risposte a “Più conosco le persone più amo gli animali. Sintomo di una crisi di coscienza umana”

  1. Daniela Zampino ha detto:

    Cosa spinge l’uomo ad avere sfiducia nella sua specie? Basta guardarsi intorno per trovare la risposta. Non c’è bisogno di scomodare l’omofobia, il razzismo cui spesso si fa appello per l’esigenza di categorizzare tutto. Credo semplicemente che l’amore per gli animali non possa che crescere guardando quanto male sappia fare l’essere umano e questo a prescindere dalla correttezza e coerenza nei rapporti interpersonali.

    • federica.roano ha detto:

      Beh, dipende su cosa ci focalizziamo. Sono certa che intorno a lei ci siano anche moltissime persone che fanno cose bellissime, persone che si prendono cura dell’altro, inteso come “diverso da sé”. Qualcuno che, a modo suo, faccia qualcosa per abbellire il mondo. Così come ci sono persone che invece sono meno buone e gentili. Ma se poi si va a vedere davvero chi sono e perché sono così, si scopre che semmai hanno sofferto molto o sono state vittime di violenze. L’unico modo per interrompere la spirale della critica è aumentare l’empatia ascoltando gli altri, cercando capirne il perché di determinati atteggiamenti e supportarli in un percorso di cambiamento.
      Altrimenti non faremo che aumentare l’intolleranza.

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