Walt Disney: abbiamo ancora scuse per il maltrattamento animale?

Come vi sentireste se vi dicessi che ho visto un cane che girava su sé stesso e mordeva la sua stessa coda così tanto da strapparne brandelli e, nonostante il dolore, non riusciva a fermarsi?

Come vi sentireste se vi dicessi che ho conosciuto un gatto che a furia di leccarsi era arrivato alla carne viva?

Avete mai sentito parlare delle stereotipie o “comportamenti ossessivi compulsivi”?

Se non avete mai sentito parare di queste cose, ve lo racconto io.

Le stereotipie sono dei comportamenti messi in atto dagli animali allo scopo di riuscire a sostenere mentalmente situazioni di profonda angoscia e disperazione. In pratica, compiendo determinati gesti, il corpo produce delle sostanze  che aumentano il loro stato di benessere, diminuendo di conseguenza l’alienazione mentale.

Fanno parte di questi comportamenti la maggior parte delle “stramberie” che si vedono negli zoo, nei circhi o nei parchi acquatici (o, come vedremo a breve, nei film della Disney!) come ad esempio:

          Ciondolare la testa a destra e sinistra (gli elefanti, i cavalli)

          Percorrere sempre lo stesso percorso (pensate a quei pesci che fanno ostinatamente sempre lo stesso giro)

          Fare sempre lo stesso movimento (qualsiasi esso sia, se ripetuto ossessivamente è una forma di alienazione mentale)

          Girare su sé stessi senza alcun evidente motivo

Il livello di disperazione che questi animali provano è inimmaginabile: strappati dalla loro natura e dalla famiglia, vengono spesso umiliati e “addestrati”, rinunciando per sempre oltre che alla libertà, anche al loro diritto di esprimersi.

Una vita vuota, senza senso, ripetitiva, votata solo al divertimento dell’uomo.

Nel film della Disney “AirBuddies” viene spesso inquadrata una tigre. In quasi tutte le scene, lei gira su sé stessa. Incessantemente, immotivatamente. La sua angoscia e il suo disagio sono così profondi da non darle pace, portandola questo strano comportamento. Come se non bastasse la disperazione, viene più volte spaventata, interrompendo così il suo giro maniacale per reagire alla paura.

Nel video sono riportate le scene di cui vi ho parlato:

Il paradosso più grande sta nel fatto che il film narra della storia di 5 cuccioli di cane che partono per ritrovare i loro genitori. Tutti i cani del film sono ben caratterizzati, umanizzati, vengono evidenziati i sentimenti quali nostalgia, preoccupazione, gioia, ansia, tristezza, paura. Viene sottolineato il legame affettivo tra la famiglia umana e animale, facendo sognare a migliaia di bambini il loro Buddy personale.

E poi, nelle retrovie, chiusa in una piccola gabbia, c’è la tigre.

Invisibile nelle sue emozioni, disprezzata anche da uno dei personaggi del film.

Quando vedete cartelloni pubblicitari di zoo, parchi acquatici, circhi, siate consapevoli che probabilmente vi troverete davanti ad animali che hanno perso la loro dignità in quanto è stato loro negata la libertà di vivere come Natura comanda. Sarete, probabilmente, al cospetto di creature che se potessero, sceglierebbero di morire pur di non continuare quella miserabile vita. Osservate. Scoprirete che in moltissimi di loro sono presenti i comportamenti di cui abbiamo appena parlato.

 

 

 

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